IN ATTESA DI
RASSEGNA STAMPA
Enzo
Chirico
allievo
del Gezmataz dal sito www.jazzitalia.it
"You have to do!" "You can do!" le parole di
Masa Kamaguchi riecheggiano ancora dentro l'atrio del
museo Luzzati, una delle location messe a disposizione
delle lezioni e delle jam session degli allievi del
workshop durante il Festival Jazz (e non solo) chiamato
Gezmataz.
Parole e note del docente di contrabbasso, uomo che si
scioglie solo di fronte ad una pasta al pesto, sintetizza
il pensiero della comunicazione non verbale tradotta in
musica:"Play, play!", sentenzia Masa parlando in
sessantaquattresimi, lasciando libero arbitrio al gruppo di
musica d'insieme, assorto nell'ascoltare i propri allievi.
Jimmy
Weinstein, docente di
batteria e percussioni, durante una lezione, ha suonato
insieme a noi nella stanza che ci avvolgeva e l'interplay
si è raggiunto abbattendo, con le nostre bacchette, i muri
mentali che ci frapponevano (cosa ti puoi aspettare di più
da questi personaggi che dopo aver capito come si
costruisce il giocattolo, alla Berkley di Boston, lo hanno
rotto e ricostruito a loro immagine e somiglianza?).
I concerti si commentano da soli Bill Frisell, Gianluca
Petrella, Calomito, Snackmates, New York University New
Music and Dance Ensemble con gli Allievi Gezmataz,
chi ha avuto
la fortuna e la curiosità di assistere, senza pregiudizi,
alle performance avrà snocciolato le proprie
impressioni.
Curiosità assente ai vari giornalisti ed addetti ai lavori,
tranne alcune rare eccezioni, che non hanno compiuto un
minimo sforzo nell'assistere alle lezioni tenutesi durante
il workshop che si è aperto al mondo esterno. Avrebbero
pure apprezzato le espressioni da film muto del buon
Matt Renzi, docente di
sassofoni, capace di aiutarti a trovare la tua voce, a
valorizzare i tuoi dubbi giusto evidenziando le certezze
sbagliate, semplicemente suonando con te. Ancora grazie
a
Marco Tindiglia,
docente di chitarra e spina dorsale di questo piccolo ma
significativo movimento, nato tre anni fa dopo anni di fase
embrionale; scegliere la strada più difficile, sostenendo
le proprie idee con tantissimi sacrifici, alla fine pagherà
sempre e quindi? Viva Tindi!
Francesca
Baroncelli
dal
sito www.mentelocale.it
Ammettiamolo: in questo periodo estivo la Liguria è ricca
di festival dedicati alla musica jazz. Il Gezmataz, però, è
tutta un'altra cosa.
È diverso perché si apre alla contaminazione: il suo jazz a
360 gradi coinvolge sì i grandi nomi, ma porta anche alla
ribalta i giovani musicisti genovesi, che hanno la
possibilità di esibirsi su un palco come quello dell'Arena
del Mare, al Porto Antico di Genova.
Le novità di quest'anno sono legate soprattutto ai compagni
di viaggio di Gezmataz: dalla Fondazione Carige al Museo
Luzzati, che metterà a disposizione del Festival i propri
spazi museali. Proprio a Porta Siberia, infatti, avrà luogo
- dal 14 al 19 luglio - il Workshop di Improvvisazione
Jazz.
Il museo, che espone permanentemente le opere di Emanuele
Luzzati, è concepito come un laboratorio di sperimentazione
continua e per questo durante lo svolgimento del workshop
rimarrà aperto, permettendo così ai visitatori di
partecipare ai lavori.
Oltre al Museo Luzzati, anche i moli del Porto Antico
saranno attrezzati per ricevere gli allievi. «L'importante
è suonare insieme», ha sottolineato
Giuliana Cangemi, una delle organizzatrici
della manifestazione.
Un'altra bella novità è legata ad un gemellaggio: quello
con la
New York University. Gli allievi si trovano
in questi giorni a Genova per partecipare ad un seminario,
e Gezmataz sarà per loro una vetrina importante e, perchè
no, l'occasione per conoscere le realtà musicali genovesi.
I ragazzi newyorkesi parteciperanno al workshop insieme
agli allievi italiani, e insieme si esibiranno giovedì 20
luglio alle 21, presso l'Arena del Mare.
Ecco gli altri artisti chiamati a raccolta da Gezmataz: il
23 luglio alle 21 toccherà ai
Calamito: «si tratta di una
formazione genovese che ama l'improvvisazione», ha spiegato
ancora Cangemi. Ancora il 23, ma alle ore 22.30, sarà la
volta degli
Snackmates, e il 25 luglio alle
22.30 salirà sul palco
Petrella, «musicista che si sta
affermando sulla scena italiana».
Ma il vero fiore all'occhiello della manifestazione è
rappresentato da
Bill Frisell, chitarrista di Baltimora
ed esponente del jazz contemporaneo più aperto alle
innovazioni.